www.ecoview.it

Rapporto Orso Marsicano 2025: un anno di nascite, ricerca e nuove sfide

Lo scorso anno, in occasione del decimo anniversario del Rapporto Orso Marsicano, avevamo raccontato come questa pubblicazione avesse cambiato il modo di conoscere e gestire una delle popolazioni animali più rare d’Europa. Quello che oggi consideriamo uno strumento abituale nasceva infatti dalla necessità di superare un’informazione scarsa e frammentata, mettendo insieme dati, attività ed esperienze provenienti dai diversi territori frequentati dall’orso.

L’edizione dedicata al 2025 conferma pienamente quel ruolo. Il nuovo Rapporto restituisce l’immagine di un anno particolarmente intenso, nel quale i risultati della ricerca e i segnali positivi provenienti dalla riproduzione convivono con cinque casi di mortalità e con le difficoltà legate alla progressiva espansione della specie.

La principale novità scientifica è rappresentata dalla prima stima della popolazione estesa all’intero areale dell’Appennino centrale, che ha portato a una valutazione di 81 individui. A questo risultato dedicheremo nei prossimi giorni un articolo specifico. Qui vogliamo invece soffermarci sulle attività, sulle storie e sulle criticità che hanno caratterizzato il 2025.

Perché il Rapporto Orso non è soltanto una raccolta di numeri: è il racconto del lavoro quotidiano necessario per conservare una popolazione ancora gravemente minacciata di estinzione.

Sette femmine e sedici cuccioli

Tra i segnali più incoraggianti del 2025 c’è il risultato della conta delle femmine con piccoli dell’anno. Il monitoraggio ha documentato sette unità familiari, per un totale di sedici cuccioli.

È un dato importante anche perché, per il secondo anno consecutivo, sono state osservate sette femmine riproduttive e un numero simile di nuovi nati. La continuità della riproduzione conferma la vitalità della popolazione e la capacità del suo nucleo centrale di continuare a produrre nuovi individui.

La nascita di sedici cuccioli non può tuttavia essere considerata, da sola, una garanzia per il futuro. Per una popolazione così piccola è fondamentale che i giovani superino i primi anni di vita, raggiungano l’età adulta e contribuiscano a loro volta alla riproduzione.

La conservazione non si misura soltanto attraverso il numero delle nascite, ma anche nella capacità di accompagnare quei cuccioli lungo la fase più delicata della loro esistenza.

Cinque orsi morti nel 2025

Al dato positivo sulla riproduzione si contrappone quello più grave dell’intero Rapporto: nel corso del 2025 sono morti cinque orsi, un numero superiore a quello registrato negli anni precedenti.

Le circostanze sono state differenti. Due giovani orsi sono annegati in un invaso artificiale collegato a una stazione sciistica chiusa da anni. Un individuo è stato investito lungo una strada di grande comunicazione. Un altro è morto a causa di una patologia complessa, ma nel suo corpo sono state trovate munizioni da caccia di piccolo calibro. Nel quinto caso, le condizioni dei resti non hanno permesso di accertare la causa della morte.

Tutti gli episodi sono avvenuti fuori dal territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nelle aree verso le quali la popolazione sta cercando di espandersi.

È probabilmente questo il principale messaggio del Rapporto. La popolazione centrale mostra segnali incoraggianti e gli orsi raggiungono territori sempre più lontani, ma proprio durante questa espansione incontrano strade, invasi, infrastrutture, attività produttive e altre situazioni non sempre compatibili con la loro presenza.

Ogni individuo perso pesa molto su una popolazione tanto ridotta. La mortalità provocata direttamente o indirettamente dall’uomo rimane quindi uno dei maggiori ostacoli alla conservazione dell’Orso bruno marsicano.

La storia dell’orsetta Nina

Tra le vicende alle quali il Rapporto dedica maggiore spazio c’è quella di Nina, una giovane orsa trovata da sola il 9 maggio 2025 nei pressi di Pizzone, in Molise.

La cucciola, che aveva circa quattro o cinque mesi, fu osservata vicino alla strada statale 158. Inizialmente gli operatori monitorarono la zona nella speranza che la madre si trovasse nelle vicinanze. Le ricerche e le immagini delle fototrappole confermarono però che la piccola si muoveva da sola.

A quell’età un cucciolo dipende ancora completamente dalla madre. Dopo aver valutato i rischi legati alla strada, alla presenza di altri animali e all’impossibilità di rintracciare la femmina, si decise quindi di recuperarla e trasferirla presso la struttura del Parco a Pescasseroli.

Nina pesava appena 3,4 chilogrammi. Fu allevata cercando di limitare al minimo il contatto con gli operatori, per evitare che si abituasse alla presenza umana. L’alimentazione veniva somministrata senza un’associazione diretta con le persone e, con la crescita, il cibo fu distribuito e nascosto in punti sempre diversi, stimolando i naturali comportamenti di ricerca.

Un ruolo importante fu svolto anche dall’arricchimento ambientale. Il recinto disponeva di vegetazione, strutture sulle quali arrampicarsi, una tana e un piccolo laghetto. Cibo nascosto, odori, oggetti manipolabili e altre esperienze servivano a limitare stress e noia, favorendo l’esplorazione e il mantenimento di comportamenti selvatici.

A novembre Nina pesava 34 chilogrammi e presentava buone condizioni generali. Il 17 dicembre, raggiunti i 38 chilogrammi, fu dotata di radiocollare e liberata in un’area scelta sulla base di caratteristiche ecologiche e morfologiche, seguendo un protocollo condiviso con ISPRA ed esperti internazionali.

La mattina successiva gli operatori la videro correre sulla neve e allontanarsi. Nello stesso giorno percorse circa otto chilometri, fermandosi poi nell’area nella quale avrebbe trascorso l’inverno.

La sua liberazione non rappresenta la conclusione della storia, ma l’inizio della fase più difficile. Nina dovrà imparare a cercare autonomamente il cibo, esplorare il territorio ed evitare i pericoli. Il monitoraggio permetterà di seguirne gli spostamenti e valutare il suo adattamento alla vita libera.

Il suo caso racconta molto bene la complessità della conservazione: salvare un singolo individuo richiede competenza, cautela, confronto scientifico e decisioni nelle quali non esiste mai la certezza del risultato.

Monitorare significa conoscere per decidere

Una parte rilevante del Rapporto è dedicata alle attività di monitoraggio, che nel 2025 hanno raggiunto una dimensione senza precedenti soprattutto per la realizzazione della nuova stima genetica.

Il lavoro sul campo combina tecniche differenti: raccolta di peli ed escrementi, controllo degli alberi sui quali gli orsi si strofinano, trappole per la raccolta del pelo, fototrappolaggio, transetti e verifica delle segnalazioni provenienti dal territorio.

A queste attività si aggiungono la conta delle femmine con i piccoli, il monitoraggio degli orsi confidenti e, in alcuni casi, la cattura e l’applicazione di radiocollari. Nel 2025 le operazioni hanno riguardato, oltre a Nina, la ricattura dell’orsa Petra e alcuni interventi di emergenza.

Dietro ciascun dato pubblicato esiste dunque un lavoro quotidiano composto da sopralluoghi, controlli, analisi di laboratorio e confronto tra enti diversi. Il monitoraggio non coincide automaticamente con la conservazione, ma ne rappresenta il presupposto: senza informazioni attendibili non è possibile stabilire priorità, valutare i rischi o verificare l’efficacia degli interventi.

Convivere con gli orsi

L’espansione della specie rende sempre più importante il rapporto con le comunità locali. Quando un orso raggiunge nuovi territori può incontrare pollai, apiari, allevamenti, frutteti e rifiuti facilmente accessibili.

La disponibilità di alimenti di origine umana può spingere alcuni individui ad avvicinarsi con maggiore frequenza ai centri abitati. Questo comportamento genera preoccupazione nelle persone, aumenta i danni e, soprattutto, espone gli stessi orsi a rischi crescenti.

Per questo le attività di conservazione comprendono la prevenzione dei danni, la distribuzione e il corretto utilizzo delle recinzioni elettrificate, la messa in sicurezza di pollai e apiari, il miglioramento della gestione dei rifiuti e l’informazione rivolta a residenti e visitatori.

In questa direzione si inserisce anche il lavoro delle Comunità a Misura d’Orso, sviluppato nell’ambito del progetto LIFE Bear-Smart Corridors. L’obiettivo è trasformare la coesistenza in una pratica quotidiana, coinvolgendo direttamente cittadini, amministrazioni e attività economiche.

Convivere con l’orso non significa ignorare i problemi provocati dalla sua presenza. Significa prevenirli e affrontarli prima che si trasformino in conflitti difficili da gestire.

Una responsabilità che supera i confini del Parco

Il nuovo Rapporto dedica spazio alle attività realizzate nelle diverse aree protette dell’Appennino centrale: dal Parco Nazionale della Maiella al Gran Sasso e Monti della Laga, dal Sirente-Velino alle riserve regionali, fino ai territori del Lazio e del Molise.

Questa articolazione riflette la nuova realtà della popolazione. L’orso non vive più soltanto entro i confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ma attraversa territori amministrati da soggetti differenti, comprese aree prive di particolari forme di protezione.

La scala biologica della specie è ormai più grande della scala amministrativa di ciascun ente. Di conseguenza, anche la sua tutela deve diventare realmente condivisa.

Il PATOM, il Piano d’azione per la tutela dell’Orso bruno marsicano, conserva per questo un ruolo fondamentale. La collaborazione non può però limitarsi allo scambio di informazioni: deve tradursi in interventi coordinati sulla viabilità, sui corridoi ecologici, sulla prevenzione dei danni, sulla gestione degli attrattivi alimentari e sul contrasto alle cause di mortalità.

Il peso dell’unicità

Il titolo scelto per questo numero speciale di Natura Protetta è “Il peso dell’unicità”. Una formula che riassume bene il significato dell’Orso bruno marsicano.

La sua unicità rappresenta un valore straordinario, perché questa popolazione vive soltanto nell’Appennino centrale ed è il risultato di una lunga storia evolutiva. Ma è anche una responsabilità: se dovesse scomparire da questi territori, non esisterebbe un’altra popolazione dalla quale potrebbe essere sostituita.

Il Rapporto Orso Marsicano 2025 ci mostra una popolazione vitale, capace di riprodursi e di ampliare lentamente il proprio territorio. Nello stesso tempo, le cinque morti registrate in un solo anno ricordano quanto i progressi ottenuti possano essere rapidamente compromessi.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’espansione in una presenza stabile, permettendo agli orsi di muoversi e riprodursi anche fuori dal loro nucleo storico. Per riuscirci non basterà il lavoro del Parco. Serviranno territori più sicuri, amministrazioni coordinate e comunità consapevoli del valore e delle responsabilità che accompagnano la presenza di una specie unica al mondo.

Il volume completo è consultabile qui

Scritto da Mauro Fabrizio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copyright 2025 Ecoview | Ragione Sociale: Mauro Fabrizio - CF: FBRMRA75E18I804Z - Partita Iva 02045940679