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L'overtourism tra alta e bassa quota

Ogni estate, tra luglio e agosto, alcune aree protette subiscono una forte pressione turistica che si concentra su pochi luoghi iconici, con una modalità di fruizione ripetitiva, superficiale e spesso dannosa.

Mare e montagna, un tempo vissuti come mondi distinti anche nelle modalità di viaggio, oggi mostrano convergenze sempre più evidenti. L’overtourism agisce con la stessa logica a prescindere dalla quota, spinto dall’attrazione estetica, dalla facile accessibilità e dall’effetto imitativo, generando una polarizzazione dei flussi che grava su pochi luoghi iconici.

Due casi italiani molto diversi per natura, ma simili nelle dinamiche, sono la Baia degli Infreschi, nel Parco Nazionale del Cilento, e l’altopiano di Campo Imperatore, nel Parco Nazionale del Gran Sasso.

Il Cilento e il turismo via mare

La Baia degli Infreschi è oggi uno dei luoghi più ambiti del litorale cilentano. Inserita nel Parco Nazionale “Cilento, Vallo di Diano e Alburni”, nell’Area Marina Protetta “Costa degli Infreschi e della Masseta” e ricadente anche nella ZSC “Parco marino di Punta degli Infreschi” conserva un valore naturalistico altissimo. Le sue acque limpide ospitano praterie di Posidonia oceanica, biocostruzioni di coralligeno e popolazioni di Pinna nobilis, specie protetta di mollusco bivalve che sta subendo un allarmante declino.

La baia è sempre stata raggiungibile via terra con sentieri escursionistici panoramici, oltre che via mare. Oggi, a parte il trasporto tramite imbarcazioni navetta, la modalità prevalente è il noleggio di barche a motore, sempre più accessibili e diffuse, che permettono di raggiungere le spiagge dai paesi più vicini con estrema facilità. Ciò che attira maggiormente i turisti sono le acque limpide e il panorama selvaggio e incontaminato che si apre alle spalle, con una vista privilegiata e ogni comfort a disposizione per chi si dota di una propria imbarcazione.

Secondo un’ordinanza del luglio 2019 dell’Area Marina Protetta, il limite massimo sostenibile della spiaggia degli Infreschi sarebbe di 67 persone presenti contemporaneamente. Per contenere l’afflusso, l’ordinanza prevedeva un tempo massimo di permanenza sulla spiaggia pari a un’ora per chi arrivava via mare trasportato dalle imbarcazioni autorizzate. Il vero impatto, però, si misura in acqua: le barche ferme o in transito davanti alla baia sono tante, in gran parte costituite da imbarcazioni private, noleggi brevi, gommoni e cabinati con musica a bordo.

L’Area Marina Protetta dispone di un regolamento, e senza questa tutela la pressione turistica e le attività nautiche probabilmente sarebbero state ancora più intense e meno controllabili, ma questo non è bastato a evitare il sovraffollamento nei mesi estivi. Infatti, dal 2024 l'AMP ha adottato un disciplinare integrativo al regolamento di esecuzione e organizzazione. Rinnovato annualmente, il disciplinare stabilisce regole precise per ridurre l’impatto del turismo nella stagione estiva: numero boe di ormeggio dedicate, divieto di tenere i motori accesi o diffondere musica, installazione di un pontile galleggiante per evitare approdi diretti sulla spiaggia, limiti numerici per il trasporto passeggeri.

Fonte immagine: summerinitaly.com

Campo Imperatore e il turismo montano

Campo Imperatore, l’altopiano più vasto degli Appennini, ricadente nel Parco Nazionale “Gran Sasso e Monti della Laga” e nella ZSC “Gran Sasso”, è oggi uno dei luoghi più frequentati dell’Appennino centrale. La vegetazione di Campo Imperatore è costituita da estesi pascoli di graminacee e ospita specie di elevato interesse fitogeografico. L’area rappresenta inoltre l’habitat principale della vipera dell’Orsini (Vipera ursinii), la cui popolazione sul Gran Sasso è la più rilevante dell’intero areale appenninico.

Nonostante la quota, tra i 1500 e i 1900 metri, l’accessibilità tramite strada asfaltata lo rende una destinazione a portata di tutti. Ciò che maggiormente colpisce e affascina i turisti sono gli spazi, le vaste dimensioni e le molte cime visibili, tra cui quella del Corno Grande. Da anni si moltiplica il traffico, e con esso le segnalazioni di auto e moto parcheggiate lungo le praterie, attività di campeggio, raduni e eventi di vario genere. Particolare rilievo hanno le moto: la strada che sale a Campo Imperatore viene spesso percorsa come fosse un circuito, con velocità elevate, sorpassi pericolosi e un rumore continuo.

Pur rientrando in un contesto normativo che prevede la possibilità di regolare accessi e circolazione, non è mai stato definito un carico antropico. Non esiste un numero massimo di veicoli ammessi a parcheggiare, né un sistema di controllo delle presenze nei punti di maggiore afflusso, e manca una reale volontà di redistribuire i flussi verso aree meno frequentate.

Nel tempo si è cercato più volte di dare ordine al parcheggio nell’area di Campo Imperatore. Sono state introdotte la sbarra d’accesso e la seggiovia, istituiti parcheggi a pagamento, e in alcuni periodi sono stati impiegati addetti per regolare il traffico. Questi interventi, però, si limitano a gestire la disposizione delle vetture, senza ridurre in modo significativo il numero complessivo di mezzi e persone, né il loro disturbo.

Fonte immagine: vaccaricarlo.wordpress.com

Il ruolo degli immaginari digitali e gli effetti dell’overtourism

C’è un livello meno visibile che accomuna questi due contesti: quello dell’immaginario digitale. La pressione turistica nasce e si alimenta nel momento in cui un luogo entra a far parte di un trend, un fenomeno in cui spesso anche le amministrazioni si compiacciono. La scelta della meta è guidata quasi esclusivamente dalla resa estetica delle immagini che circolano online: una foto ben scattata o un video di pochi secondi, capace di catturare l’attenzione e generare il desiderio di replicare quell’immagine. Non c’è una reale ricerca o curiosità attiva verso il luogo, ma una fruizione passiva dettata da un contenuto visto sui social.

In entrambi i casi l’effetto dell’overtourism è lo stesso: le comunità locali si allontanano. Tanto al mare quanto in montagna, i residenti evitano in certi periodi i luoghi che un tempo frequentavano con spensieratezza. L’esperienza del luogo non è più condivisa tra abitanti e visitatori, e le aree protette, che esistono per coniugare tutela e fruizione, si ritrovano ostaggio di queste dinamiche.

Cosa fare?

Il tema del numero chiuso è sempre complesso e dibattuto, ma non è l’unica strada. Nella consapevolezza che siamo sempre di più, viaggiamo sempre di più e che le dinamiche dei social continuano a catturare l’attenzione e orientare le scelte, serve una gestione che unisca regolamentazione, comunicazione, educazione e partecipazione. Forse è il momento di ripensare i luoghi anche in funzione della loro narrazione, valorizzando l’insieme delle mete fruibili in un’area protetta e evitando che siano i social a determinare i luoghi “cult” e a governarne le sorti.

La narrazione dei territori dovrebbe costruirsi anche sull’autorevolezza degli enti che li gestiscono. L’istituzione di un Parco Nazionale o di un’area protetta è un atto di grande rilevanza ambientale e normativa, che sancisce il riconoscimento del valore ecologico di un territorio e la necessità di tutelarlo. Chi entra in un’area protetta dovrebbe sapere fin da subito di trovarsi in un contesto unico, e questa consapevolezza dovrebbe generare rispetto, curiosità e desiderio di conoscenza.

Mare e montagna, ambienti diversi per natura e fruizione, stanno vivendo dinamiche sempre più simili. L’overtourism non è solo una questione di numeri, ma riguarda la qualità della relazione tra visitatore, luogo e comunità; ripensare questa relazione è l’unico modo per garantire che i luoghi continuino a essere vivi e autentici, permettendo tanto ai visitatori quanto ai residenti di preservarne l’identità.

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Scritto da Irene Petrucci

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