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Carta degli Habitat del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: uno strumento di conoscenza e tutela

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha pubblicato la nuova Carta degli Habitat, frutto di un lavoro complesso e approfondito che consente oggi di avere un quadro aggiornato e omogeneo degli ambienti naturali che caratterizzano questo straordinario territorio appenninico.

La carta copre l’intera superficie del Parco e rappresenta un supporto fondamentale sia per la gestione e la conservazione della biodiversità, sia per le valutazioni ambientali e la pianificazione territoriale.

La metodologia adottata

La realizzazione della Carta degli Habitat è stata possibile grazie a un percorso che ha integrato più fonti e diversi livelli di dettaglio. Il punto di partenza è stato la Carta della Natura (Bagnaia et al., 2017), che già forniva una base conoscitiva di riferimento. Da qui si è proceduto attraverso due passaggi fondamentali:

  • la conversione diretta dei codici degli habitat già corrispondenti a quelli Natura 2000;
  • l’interpretazione critica dei codici non univoci, che hanno richiesto un’analisi più approfondita e comparata.

Accanto a questo, è stato svolto un lavoro di integrazione cartografica, utilizzando le mappe di maggior dettaglio prodotte nel corso degli anni dall’Ente Parco, tra cui la carta tipologico-forestale, la carta delle praterie e dei prati stabili, e diverse carte fitosociologiche di aree particolarmente sensibili come la Valle Siciliana e Campo Pericoli.

Per alcune aree (come le ZSC Montagne dei Fiori e di Campli, Primo tratto del Fiume Tirino e Macchiozze di San Vito, e Monte Picca - Monte di Roccatagliata) è stato necessario colmare le lacune lasciate dalla copertura parziale della Carta della Natura.

I limiti e le scelte metodologiche

La cartografia degli habitat non può rappresentare unità ambientali troppo ridotte: tutti i biotopi inferiori a un ettaro non sono stati riportati come poligoni autonomi, ma inglobati nelle tipologie più ampie circostanti. Questo fa sì che alcuni habitat segnalati nei formulari standard della Rete Natura 2000 non compaiano in legenda.

In alcuni casi, per garantire la rappresentazione, i poligoni relativi a biotopi prossimi all’ettaro sono stati leggermente ampliati, senza però alterare il significato ecologico o la coerenza della scala di lavoro (1:25.000).

Esempi di attribuzione

Il lavoro di conversione dei codici ha richiesto valutazioni puntuali. Ad esempio:

  • i cespuglieti a ginepro (cod. 31.88) sono stati associati all’habitat 5130, con una nota specifica per la possibile presenza del 5210 nelle ZPS;
  • le praterie compatte oro-appenniniche (cod. 36.38) sono state distinte tra habitat 6170 e 6230, a seconda della litologia del substrato;
  • le acque ferme interne con vegetazione (cod. 22.4) sono state fatte corrispondere all’habitat 3150, salvo il lago di Capodacqua che risulta un mosaico tra 3150 e 3260.

Nel settore marchigiano, infine, è stato realizzato un apposito database georeferenziato con gli habitat puntuali, che raccoglie 83 rilievi di campo aggiornati al 2024.

Uno strumento per il futuro

La Carta degli Habitat del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga rappresenta oggi una base conoscitiva aggiornata e condivisa, che potrà essere utilizzata per la redazione di valutazioni di incidenza e studi ambientali, per attività di monitoraggio e conservazione e per azioni di divulgazione, formazione e sensibilizzazione.

Si tratta di un patrimonio comune, che permette di conoscere meglio il mosaico di ambienti che compongono il Parco e che costituiscono la vera ricchezza di questo territorio.

La carta degli habitat può essere scaricata dalla pagina

https://www.gransassolagapark.it/pagina.php?id=467

Scritto da Mauro Fabrizio

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