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Pescasseroli, per cinque giorni al centro della conservazione mondiale dell’orso

Dal 20 al 25 settembre la 29ª International Conference on Bear Research and Management porta nell’Appennino centrale ricercatori, tecnici, gestori e comunità locali. Sullo sfondo, la nuova stima dell’orso bruno marsicano e una domanda sempre meno teorica: come si costruisce davvero la coesistenza?

Dal 20 al 25 settembre 2026 Pescasseroli ospiterà la 29ª International Conference on Bear Research and Management, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla ricerca, alla conservazione e alla gestione degli orsi. Il titolo scelto per questa edizione dice già molto: Bridging Science, Practice, and Community Engagement for Human–Bear Coexistence. Mettere insieme scienza, pratica e coinvolgimento delle comunità per affrontare il tema della coesistenza tra uomini e orsi.

La sede, naturalmente, non è casuale. Pescasseroli è nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e del nucleo storico di presenza dell’orso bruno marsicano. Ma forse il significato dell’appuntamento sta proprio nel fatto che oggi parlare di conservazione dell’orso significa guardare ben oltre i confini del Parco.

La nuova stima della popolazione, presentata nei mesi scorsi da MASE e ISPRA, offre da questo punto di vista un quadro particolarmente interessante. Nell’intero areale dell’Appennino centrale sono stati stimati 81 orsi, 43 femmine e 38 maschi, con un intervallo di incertezza compreso tra 73 e 88 individui. L’area considerata è però molto più estesa rispetto alle precedenti indagini: circa 6.500 chilometri quadrati, contro circa 1.500 nel 2014. Per questo sarebbe sbagliato leggere semplicemente il dato come un passaggio da una cinquantina a più di ottanta orsi.

Nel territorio storico costituito dal PNALM e dalla sua area contigua la stima è infatti di 56 individui, rispetto ai 51 stimati nel 2014: una popolazione sostanzialmente stabile o in lieve crescita, con densità ormai prossime alla saturazione. Altri 16 individui sono invece stimati nelle aree periferiche, dalla Maiella al Sirente-Velino, dai Simbruini-Ernici all’alto Molise. È probabilmente questo uno dei dati più importanti: l’espansione esiste, ma ISPRA la definisce lenta e fragile.

Se una parte crescente della popolazione utilizza territori esterni al nucleo storico, la conservazione non può più essere affidata soltanto alla protezione di alcune aree particolarmente importanti. Servono connessioni ecologiche, riduzione della mortalità di origine antropica, gestione delle infrastrutture e soprattutto territori nei quali la presenza dell’orso possa essere compatibile con quella delle persone. La stessa analisi ISPRA individua nella connettività ecologica e nei rischi di mortalità legati alle attività umane alcuni dei principali fattori capaci di condizionare l’espansione futura della popolazione.

Coesistenza, quindi. Una parola utilizzata moltissimo negli ultimi anni e che corre sempre il rischio di trasformarsi in uno slogan se non viene tradotta in interventi concreti.

Proprio per questo mi sembra interessante che la conferenza internazionale sia organizzata insieme all’evento conclusivo del progetto LIFE Bear-Smart Corridors. Il modello delle Bear-Smart Communities prova infatti a lavorare su aspetti estremamente pratici: gestione dei rifiuti, protezione di pollai e altre fonti alimentari, recinzioni elettrificate, informazione dei cittadini, coinvolgimento delle attività economiche e costruzione di comunità capaci di convivere con la presenza dell’orso.

Negli ultimi anni il progetto è arrivato a coinvolgere 16 comunità dell’Appennino centrale. Sono stati installati più di 1.300 contenitori per rifiuti resistenti agli orsi e distribuite oltre 180 recinzioni elettrificate, insieme ad attività di informazione e coinvolgimento della popolazione. Durante la conferenza alcune delle escursioni tecniche porteranno i partecipanti proprio a Ortona dei Marsi, Villetta Barrea e Pettorano sul Gizio per osservare sul campo risultati, problemi e prospettive di queste esperienze.

È probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’intero appuntamento. Perché la conservazione dell’orso non si fa soltanto contando gli individui, analizzando campioni genetici o costruendo modelli di popolazione. E non si fa neppure soltanto emanando norme o istituendo aree protette. Tutto questo è necessario, ma a un certo punto deve incontrare ciò che accade realmente sul territorio: una strada attraversata da un orso, un cassonetto accessibile, un allevamento, un frutteto, un paese interessato dalla presenza frequente di un animale.

In quei punti la biologia incontra la pianificazione territoriale, la gestione delle aree protette, le amministrazioni pubbliche, le attività economiche e le persone che vivono ogni giorno quei luoghi.

Non è un caso che il programma della conferenza non preveda soltanto sessioni scientifiche, ma anche workshop, incontri, attività con le comunità ed esperienze sul territorio. Le iscrizioni hanno peraltro già raggiunto il limite di capienza della sede.

Per alcuni giorni Pescasseroli sarà quindi davvero un punto di incontro internazionale sulla conservazione degli orsi. Ma la cosa più interessante sarà capire cosa resterà dopo il 25 settembre.

Per l’orso bruno marsicano la sfida dei prossimi anni è ormai abbastanza chiara: conservare un nucleo vitale nel suo territorio storico e, contemporaneamente, rendere possibile la sua espansione nell’Appennino centrale. È un obiettivo che non dipende soltanto dagli orsi. Dipende dalla qualità dei territori che incontreranno, dalle decisioni che prenderemo e dalla capacità di trasformare quella parola, coesistenza, in qualcosa di molto più concreto.

Scritto da Mauro Fabrizio

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